Gli studi che dimostrano l’inefficacia del proibizionismo

Cristina Marziali 01/08/2022
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Le più recenti decisioni prese dagli ultimi Governi italiani in materia di gioco d’azzardo sono andate tutte nella medesima direzione. Posti due assunti di partenza, ovvero eliminare l’illegalità e le patologie legate alle dipendenza dal gioco, si è deciso di perseguire la linea di condotta del proibizionismo. Due sono state le misure più largamente adottate: il distanziometro e la riduzione degli orari di apertura delle sale da gioco fisiche. Diversi istituti di ricerca e Università hanno condotto degli studi statistici e comportamentali per cercare di capire se questi strumenti si stanno dimostrando efficaci per raggiugere lo scopo detto. La riposta, come vedremo, è quasi unanime ed è un deciso no. Anzi, sembra addirittura che possano sortire l’effetto contrario: scopriamo perché.

Le conclusioni di Eurispes

logo-eurispesVediamo, in prima istanza, quali sono state le osservazioni mosse dall’Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali. Analizzando i dati provenienti da alcune regioni italiane, primi fra tutti sono stati studiati i casi di Sardegna e Lazio, si è visto come il distanziometro sia servito solo ad aumentare i comportamenti patologici. Il “distanziometro” consiste nell’allontanare le sale da gioco dai cosiddetti “luoghi sensibili”, come scuole o chiese. Ma facendo questo non solo si è ottenuto solo di spingere le persone a cercare forme alternative di gioco d’azzardo, ad esempio i portali online legali come Starcasino. In più, si crea anche un maggiore isolamento dei giocatori, con conseguente aumento dei comportamenti problematici. Anche limitare gli orari di apertura diventa dannoso, in quanto comprimendo l’offerta sia in termini spaziali che temporali si lascia ampio spazio alle infiltrazioni malavitose.

A sottolineare quindi l’inefficacia, anzi, persino la nocività di certe norme, è lo stesso Gian Maria Fava, attuale presidente Eurispes. Fava ha infatti fatto notare come il proibizionismo, che sembrerebbe essere la linea d’azione preferita dal Governo centrale e dalle amministrazioni locali, sia del tutto inefficace. Non si può continuare a demonizzare il settore del gioco d’azzardo che, ricorda Fava, comporta notevoli entrate per l’Erario statale. Piuttosto, bisognerebbe creare una normativa armonica e univoca. Fava introduce così un altro argomento che entra spesso a far parte degli studi di settore sul gioco d’azzardo: la mancanza in Italia di un testo unico che lo normi. 

Le conclusioni del Censis

censis-logoAnche il Censis, altro importante istituto di ricerca, ha affrontato queste argomentazioni giungendo pressappoco alle medesime conclusioni. Il caso preso in considerazione dal Censis è quello che riguarda il lungo periodo di lockdown che si è dovuto affrontare a seguito del diffondersi della pandemia di Covid-19. In quel contesto le sale da gioco sono state chiuse e questo non ha minimamente diminuito illegalità o comportamenti patologici, Al contrario, si è fatta registrare una netta crescita del gioco illegale, con introiti illeciti levitati da 12 miliardi a 15, e previsionalmente a 20 nel 2021. Appare dunque chiaro che per contrastare la criminalità e le sue infiltrazioni l’unica via è creare leggi e regole ben definite, non punitive ma semplicemente volte a dare vita a spazi chiari e senza zone d’ombra.

Un altro aspetto non trascurabile è l’inefficacia, spesso e volentieri, delle strutture che dovrebbero occuparsi dei casi di ludopatia. A tale fine sono stati assegnati i Sert, che però sono soprattutto specializzati in dipendenza da alcool e droghe. La persona che ha un comportamento patologico si sente spesso abbandonata, lasciata da sola, ed è questo un altro lato che andrebbe curato, invece di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla semplice repressione.

Il giocatore problematico secondo l’Istituto Superiore di Sanità

iss-logoPer tracciare il profilo del giocatore problematico ci avvaliamo allora degli studi di uno degli enti che possiamo considerare più autorevoli in tal senso, ovvero l’ISS (Istituto Superiore di Sanità). In uno studio del 2018, ma che è ancora attuale, si va ad analizzare un’altra misura presa dal Governo per contrastare il gioco patologico: l’eliminazione della pubblicità. Secondo i dati raccolti, coloro che decidono di giocare dopo aver visto una pubblicità e sotto la sua spinta sono solo un risicato 19,3%. Un ampio 80% dei giocatori dice che non si è basata su alcuna pubblicità per praticare attività legate all’azzardo. Solo i giocatori potenzialmente a rischio vengono influenzati dalla pubblicità, e sempre comunque in una percentuale molto bassa.

Anche il distanziometro è stato preso in analisi, ed emerge come sia decisamente inefficace e anzi, come favorisca i comportamenti patologici. Il giocatore problematico infatti rifugge i luoghi dove si trovano tante persone, quindi preferisce le sale un po’ defilate, magari dove si trovano altri giocatori come lui. Al vizio del gioco, a questo punto, si accompagnano spesso quello del fumo e dell’alcool.

Il parere dell’Università Cattolica di Milano sulle tassazioni

cattolica-logoUn’altra misura repressiva adottata dal Governo è stata quella di aumentare le tassazioni sul gioco d’azzardo. L’Università Cattolica di Milano ha analizzato i risultati dati da tale misura, concludendo una volta di più come si sia dimostrata inefficace. Non si sono infatti riscontrati dati che avvalorassero l’idea per cui aumentare le tasse serva a scoraggiare il gioco d’azzardo patologico o l’illegalità, per quanto questa sia stata una misura che ha riscosso un vasto consenso popolare.

Gli studi che potremmo citare sono ancora numerosi, come quello della Doxa che dimostra come le norme restrittive abbiano causato perdite di posti di lavoro, e come presumibilmente continueranno a farlo. La Luiss sottolinea l’importanza di fare formazione e informazione, rendendo le persone maggiormente consapevoli, responsabilizzando il cittadino a priori senza punirlo a posteriori. Ma forse i dati più rilevanti sono quelli mostrati da Nomisma, che dimostra semplicemente come questa eccessiva attenzione riservata al gioco d’azzardo non trova riscontro nella realtà. Nella percezione delle persone, infatti, sono ben altri i problemi di cui dovrebbe occuparsi il Governo, come droga e alcool, a cui si aggiungono i social network.

La conclusione appare dunque unanime: proibire e reprimere non sono le azioni giuste per regolamentare il gioco d’azzardo. Serve invece una normativa nazionale che ponga al centro dell’attenzione non il gioco in sé, quanto più il giocatore.

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CMarziali / Cristina Marziali